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ACCADE 2008 - Mutazione contemporanea


a cura di: associazione culturale Attivarte
in collaborazione con: Assessorato alle Politiche Giovanili e alla Pace del comune di Venezia,  Exibart
con il patrocinio e la collaborazione di: Fondazione Bevilacqua La Masa
con il patrocinio di: Provincia di Venezia, Regione Veneto
main sponsor: BCC Credito Cooperativo veneziano.

ACCADE 2008 è un progetto espositivo e culturale concepito non come una semplice vetrina, ma come un laboratorio di idee in fermento, un luogo di innovazione, un’occasione preziosa per far emergere a pieno la carica immaginativa delle nuove generazioni, favorendo nondimeno l’incontro tra autori, curatori, istituzioni pubbliche e gallerie d’arte.
Per arrcchire maggiormante la seconda edizione l' associazione Attivarte ha promosso un bando di concorso a cui hanno risposto con entusiasmo più di 200 artisti. Il tema proposto è quello stimolante ed ambiguo della mutazione contemporanea. Un aspetto della nostra modernità, percorsa da trasformazioni radicali e spesso rapidissime in ambito politico, tecnologico e culturale, tenendo conto del pensiero incredibilmente attuale del filosofo tedesco Walter Benjamin.
In vista della realizzazione del progetto sono stati selezionati gli artisti che con le loro opere hanno dato prova di sensibilità e capacità di reazione ad un “mutamento” che li riguarda in qualità di abitanti di un mondo sempre più sfuggente.
Il primo momento per confrontarsi con alcuni degli artisti prescelti è stato Traiettorie liquide, preview di ACCADE 2008 e mostra collettiva, organizzata in collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa.

Nel marzo scorso Attivarte ha organizzato una serata-evento per presentare l’intero progetto e il bando ai giovani, agli studenti e agli artisti veneziani e non solo. BANDO ALLA CIANCE / NO MORE CHATTING, questo il titolo dell’iniziativa ospitata dalla Galleria A+A, è stato ideato in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili e alla Pace del Comune di Venezia.
Tra il 3 e il 17 aprile la Galleria A+A ha programmato, in collaborazione con Attivarte, un ciclo di conferenze sulla figura intellettuale di Benjamin. Gli interventi di tre importanti studiosi hanno affrontato alcuni aspetti cruciali del pensiero multiforme e asistematico dell’intellettuale tedesco: l’estetica, la concezione della storia e il sionismo culturale. Questi appuntamenti sono stati una straordinaria occasione per molti giovani per accostarsi al pensiero complesso e affascinante di Walter Benjamin. Hanno rappresentano, inoltre, un doveroso momento di approfondimento teorico in vista della realizzazione di ACCADE.

A partire dal 7 novembre 2008 hanno preso il via una successione di eventi espositivi, ospitati da tutte quelle gallerie private del territorio che hanno appoggiato e sostenuto l'iniziativa.
Sono stati coinvolti 21 curatori per la realizzazione di 15 mostre tra Venezia e Mestre. Un percorso attraverso le opere di 53 giovani talenti per analizzare le nascenti tendenze dell’arte contemporanea. Mostre, queste, collegate tra loro dal comune tema di ricerca e da una serie di percorsi tematici e geografici, che si svilupperanno all’interno della città, dove sarà possibile osservare le molteplici sperimentazioni artistiche che ACCADE 2008, grazie al bando, è stata in grado di convogliare.
Gli sforzi creativi di ACCADE 2008 sono stati presentati in un catalogo a colori interamente realizzat da Attivarte ed edito e distribuito da Toletta Studio LT2.

«Abbandonate ogni speranza di totalità, futura come passata,
voi che entrate nel mondo della modernità liquida»

Zygmunt Bauman

L’uomo contemporaneo vive in una condizione di continuo mutamento, obbligato a fare i conti ogni giorno con un incessante processo di trasformazione a livello sociale, culturale e tecnologico. Questo cambiamento radicale non riguarda soltanto il mondo esterno, ma anche la percezione che l’individuo ha della realtà circostante e di se stesso.
Queste osservazioni appena abbozzate sono il punto di partenza di una riflessione su un aspetto rilevante della “modernità” che si materializza nel corso del XIX secolo e si sviluppa in quello successivo, sottoforma di una dirompente rivoluzione tecnologica. Walter Benjamin nel celebre L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica affronta le conseguenze di questo processo in ambito estetico e politico.
La nostra indagine parte proprio dal filosofo tedesco e dalla sua acuta capacità di cogliere gli indizi delle trasformazioni allora in atto e di anticipare alcuni tratti essenziali della nostra contemporaneità.
La riproducibilità tecnica ha un effetto dirompente sull’arte tanto da modificarne l’essenza: i valori di unicità e autenticità, che Benjamin chiama “aura”, si dissolvono. Compaiono nuovi linguaggi espressivi (la fotografia e il cinema) e si assiste ad una crescita esponenziale del "valore espositivo" della produzione artistica. L’arte, priva così di un fondamento legato al suo valore “cultuale”, subisce la trasformazione della sua stessa natura. Attraverso il dispositivo cinematografico la massa “distratta” fa penetrare in sé la realtà e l’uomo cambia per sempre la propria percezione del mondo.

Per Benjamin la modernità significa anche una radicale trasformazione dei concetti di tempo e spazio.
La storia assume il carattere di un divenire discontinuo che non tende più necessariamente verso il Progresso.
L’uomo moderno, inoltre, fa un’esperienza della realtà che lo sconcerta: vive in uno spazio mutato, in un luogo instabile che non riconosce più. La realtà quindi può essere vissuta solo per frammenti; tramonta per sempre la possibilità di cogliere e rappresentare il reale nella sua totalità.
Con quali processi di mutazione dobbiamo fare i conti all’inizio del nuovo millennio?
Qual è il compito e il ruolo che ha l’arte all’interno di questo mondo nuovo e sfuggente?
Due macro-fenomeni caratterizzano la nostra epoca: l’onnipresenza dei mass-media nella vita quotidiana e sociale e la diffusione sempre più capillare dei new-media (gli strumenti digitali e interattivi) e del Web.
Velocità, interconnessione e complessità sono gli aspetti più evidenti del nuovo modello mediatico e tecnologico tipico degli ultimi decenni.
La velocità, che ha investito in primo luogo le sfere dell’economia e della comunicazione, può assumere i caratteri della superficialità conoscitiva, della rapidità di movimento nello spazio e nel tempo, di una socialità “liquida” e sempre più instabile. Le reti telematiche diventano l’ossatura virtuale di una comunità unica, globale in cui le distanze geografiche e culturali sembrano annullarsi. La complessità introdotta dai nuovi strumenti tecnologici concorre a creare e a spettacolarizzare il “caos” che, secondo molti, contraddistingue la nostra società.
Un altro segnale di mutamento è quello che potremmo definire “sincretismo”, ovvero la compresenza, all’interno di un prodotto culturale, di elementi, stili, valori, tradizioni differenti e spesso in contrasto tra loro.
Questo è particolarmente vero se analizziamo i linguaggi contemporanei. Chi li pratica utilizza, con estrema facilità, codici più o meno nuovi, assemblando e re-inventando testi, narrazioni e teorie provenienti dagli ambiti culturali più disparati. In questo panorama così articolato l’arte contemporanea ha un ruolo di primaria importanza.
Gli artisti di oggi operano in un mondo globalizzato, ma frammentato, in un contesto economico in cui la spettacolarizzazione cerca di nascondere le disuguaglianze prodotte, in un orizzonte creativo in cui i media digitali convivono con le tecniche tradizionali, in una condizione storica in cui la produzione artistica è oggetto di investimento e speculazione come non mai.
L’artista di oggi è inserito nel “mutamento” o naviga a vista tra i contradditori riferimenti culturali e artistici di cui dispone?
Che tipo di esperienza lo accompagna: l’ebbrezza della velocità in superficie o la ricerca consapevole e profonda, la fatica della sperimentazione o il piacere del gioco?
Ha ancora senso l’opposizione tradizionale tra “resistenza” e “accettazione” rispetto un ipotetico sistema di egemonia?
Un giovane artista è disposto a “lasciarsi conquistare dal mondo” o è pronto, invece, ad irrompere con forza nel cuore di una realtà mutante?
Questi sono solo alcuni degli interrogativi a cui tenteremo di rispondere durante la

 

DI-VISIONI/VISIONI-DI

Ideazione e organizzazione: Domitilla Musella
A cura del dodicesimo gruppo curatori A+A:
Emj Borgati, Cecilia Caliari, Afra Canali, Giulia Danti, Arianna Panarella, Simona Sansavini, Maria Savino, Caterina Venturini.
In collaborazione con: Associazione culturale Attivarte
Inaugurazione : 1° dicembre 2008 dalle ore 18.30
In mostra: 1-5 dicembre 2008

DI-VISIONI/VISIONI-DI porta alla luce un esperimento nato dalla volontà di creare una vera  e propria sinergia tra i corsi proposti dalla Galleria A+A – Centro Pubblico per l’Arte Contemporanea.Partendo dal laboratorio della 12° edizione del Corso per Curatori di Mostre ed Eventi Artistici
e unendo le competenze del corso intensivo di Art Comunication Design, il tutto con la preziosa collaborazione dell’associazione Attivarte, si è voluta creare una sinergia tra differenti figure professionali che orbitano nel mondo dell’arte con il fine di presentare un ventaglio delle differenti
percezioni della contemporaneità.

Durante il laboratorio proposto per la dodicesima edizione del Corso Curatori gli aspiranti curatori hanno incontrato un gruppo di artisti, con l’obiettivo di indagare le differenti modalità di approccio al panorama contemporaneo. L’indagine effettuata su questa pluralità di sguardi è stata finalizzata a un tema inerente alla vita e all’agire comune: la narrazione che attraverso la ricerca e la tecnica dell’agire artistico, assume forma tramite il video, l’installazione, la parola o le tradizionali tecniche figurative, in un passaggio di testimone apparentemente individuale ma che, come in una staffetta, concorre al medesimo traguardo.Parallelamente i comunicatori, acquisiti gli strumenti e le conoscenze di base dei codici visivi e linguistici hanno dialogato con i diretti interessati, curatori e artisti, con il preciso compito – mediante un’attività di laboratorio - di progettare un’immagine grafica e di gestire la comunicazione e la promozione dell’evento stesso.

DI-VISIONI/VISIONI DI non è altro che il frutto di questa sinergia di dialoghi che si rincorrono e si compenetrano ponendo i riflettori su una panoramica multiforme e accattivante del percepire contemporaneo. Ne sono esempio i lavori dell’ironica Valeria Giordano che ci propongono una garbata ma decisamente analitica caricatura sociale che, attraverso libri, dipinti o piccole tessere, ripropongono le pose familiari della noia, dell’attenzione, del di neutri omini presi a paradigma della variegata vetrina sociale. Antonio Guiotto, invece, ci mette di fronte alla paradossale assenza dell’oggetto–arte convenzionalmente inteso sopperendo la mancata visualizzazione oggettiva dell’opera con la voce narrante
dell’artista stesso che proietta la mente dell’ascoltatore nella scena “virtuale” di un modello di mostra d’arte contemporanea attraverso un’accurata descrizione dei particolari. Le tinte violente e linee marcate dei lavori di Elisabetta Magnani, dichiarano la profonda e conflittuale osmosi dell’artista con la propria tela erta a portavoce, addirittura martire, dei rischiosi disagi che possono dipendere dall’incomunicabilità moderna. POL (Paolo Polloniato), invece, ci propone un insolito esperimento in cui, servendosi della familiare tecnica della ceramica, ci offre deicapricci che rispettano la nostra contemporaneità, collage contemporanei dove cuce tradizione e modernità: nude ceramiche marchiate dal segno indelebile della società metropolitana. Con un’ eclettica installazione Alberto Scodro presenterà gli svariati “punti di vista” degli artisti protagonisti di questa collettiva, presentando al pubblico "l’unica apertura che guarda il vuoto visibile ed esterno in noi.
Una visione più intimistica e sussurrata è invece quella di Francesca Zucca che ci presenta dipinti delineati da biomorfiche fantasie e tinte pastello, scorci domestici che ci svela timidamente utilizzati alla stregua di un alfabeto utile a comporre un’immagine. Riccardo Zuliani, infine, con infiniti ritagli rettangolari di riviste di giornale ci propone un sofisticato viaggio prospettico quasi futuristico attraverso le sue metropoli di fantasia, prive di tangibili e riconoscibili dettagli urbani, forse rimando alla frenesia del vivere contemporaneo che sempre meno concede il lusso e la possibilità di soffermarsi sul “particolare” delle svariate sfaccettature dell’esistenza.